
Il nuovo allenatore sembra essere arrivato, al momento, a una Roma più stabile e che lo convince di più. Alisson regge bene il compito in porta, in difesa in attesa di Karsdorp ha reinserito Florenzi, il trio di centrocampo De Rossi, Nainggolan, Strootman è quello che gli dà più affidamento, e in attacco a Dzeko (poi sostituito per fargli tirare il fiato) ha affiancato stabilmente Perotti, mentre El Shaarawy sembra dare più vivacità e freschezza di Defrel. Insomma non sembra essere distantissimo da una Roma competitiva, ma certezze assolute non ce ne sono. E anzi il pacchetto di partite in arrivo, dopo le tre sul tappeto rosso in campionato, è da prova di maturità: trasferta di Champions a Baku contro il Qarabag (in verità non molto più dell’Udinese, ma sempre Champions è), Milan e Napoli in campionato, visita allo Stamford Bridge per affrontare il Chelsea di Conte. La partita della Roma non è stata perfetta, anzi, ma positiva e ha soddisfatto comunque il suo allenatore. La miglior risposta quella di El Shaarawy che ha ritrovato spunti e freschezza dei tempi migliori, la difesa ha gestito bene l’ordinaria amministrazione e respinto i pochi spunti di Lasagna e Maxi Lopez. Dopo un secondo tempo con i remi in barca il brivido per un rigore tirato da Perotti quasi in stile Zaza agli Europei, e il conseguente sbandamento e gol dell’Udinese su errore di Moreno. «Se siamo una grande squadra» ha detto Di Francesco, «quel gol alla fine non bisogna prenderlo. Bisogna continuare a vincere e spazzare giorno per giorno i dubbi». Giusto: ora gli toccherà andare fin sul Mar Caspio per dimostrarlo.










