
NESSUN ALLARME – Di Francesco, pur avendo evidenziato qualche difetto (allungamento nella ripresa e poca cattiveria in zona gol) nella prestazione di mercoledì a Madrid, si fida della sua Roma. Che nel comportamento, verificato nelle 17 partite stagionali, è diventata più matura e ha acquistato maggiore personalità. E che in trasferta, tra l’altro, ha finora fatto l’enplein, con 5 successi nelle 5 gare esterne di questo torneo e dunque con la metà dei punti, 15 su 30, raccolti lontano dalla capitale. I giallorossi, del resto, non modificano mai il loro copione. E’ lo stesso in casa e fuori: pressing offensivo e collettivo, difesa alta e aggressività costante. Sarà così anche a Marassi contro il 3-5-1-1 del Genoa, tornato a vincere domenica scorsa a Crotone proprio nel giorno del debutto in panchina di Ballardini e comunque rimasto in zona retrocessione. Sul terzultimo posto dei rossoblù, con appena 9 punti, pesa proprio il rendimento interno: 1 punto in 6 gare, preso il 20 settembre contro il Chievo, e 5 sconfitte contro la Juve, la Lazio, il Bologna, il Napoli e la Sampdoria. Proprio il ko nel derby è stato fatale a Juric.
ROSA IN FIORE – Finalmente, tra i convocati, rientra Schick, a quasi un mese dall’ultima presenza in panchina, nella partita c casalinga contro il Bologna del 28 ottobre. Di Francesco spera di metterlo dentro in corsa per farlo riabituare al ritmo partita. Il turnover, però, è annunciato anche a Marassi, dove la Roma prima o poi tornerà per recuperare il match contro la Sampdoria: l’allenatore sta coinvolgendo il suo gruppo che, a parte Karsdorp, è quasi al completo, proprio con il recupero di Schick da aggiungere a quello recente di Emerson. Sono i 2 interpreti che presto dovranno permettere a Dzeko e Kolarov, i più utilizzati dopo Alisson, di riposare. Ma non contro il Genoa. La rotazione richiamerà in campo dall’inizio Florenzi, Jesus, De Rossi, Strootman ed El Shaarawy. Mezza squadra cambiata, dunque, dopo la sconfitta in Spagna. Da 5 novità si passerebbe a 6 solo se in partenza, al posto di Perotti, toccasse a Defrel. Proprio in attacco, dove Dzeko è a digiuno da 7 partite (in campionato invece non segna dal 1° ottobre, a San Siro, contro il Milan), si lavora per essere più efficaci. Non solo nella finalizzazione. Da perfezionare la scelta finale. In campionato, comunque, i giallorossi hanno fatto cilecca solo contro il Napoli. E, avendo steccato appena 3 volte in 17 gare (2 in Champions contro l’Atletico), non c’è da allarmarsi. L’atteggiamento propositivo della squadra è ormai una certezza.










