
GUINNESS — La sua carriera in nazionale è finita, soprattutto dopo il confronto avuto domenica con Martinez a Fiumicino: “Ne ho abbastanza. Non voglio più combattere. Andare al Mondiale era un mio sogno da bambino e ora mi è stato portato via. Come è andata? Intanto adesso sono nel Guinness dei primati per essere l’unico calciatore di un certo livello a cui non è stato permesso di andare al Mondiale per due volte di fila. È una cosa talmente incomprensibile che riesco già a riderci su”.
IL COLLOQUIO — Poco comprensibile, a suo dire, anche la conversazione avuta domenica con il ct del Belgio: “Ci siamo visti domenica a Fiumicino – racconta Nainggolan -. Il mio primo pensiero è stato questo: pensavo che volesse parlarmi faccia a faccia per essere sicuro che mi comportassi bene. Ho chiamato i miei compagni di nazionale (Mertens, Hazard, De Bruyne, Fellaini) per sapere cosa ne pensassero, se veniva per spiegarmi alcune regole o per dirmi che non sarei andato al Mondiale. Ora sono triste, sono arrivato in semifinale di Champions League e con la Roma ho giocato bene. Non posso fare più di così. Ha iniziato a dire che sono un top player con un ruolo importante nella Roma. ‘Se fossi un allenatore di club, costruirei una squadra su di te’, ha detto. ‘Ma in nazionale non è possibile. Non ho abbastanza tempo per farlo’. Ha anche detto che sono un calciatore troppo importante per partecipare al Mondiale come ventesimo della squadra. ‘Ci sono calciatori giovani che sarebbero contentissimi di entrare anche solo per un minuto, tu no’. In parte capisco la sua spiegazione quando parla di tattica. Ma poi penso: se due centrocampisti dovessero infortunarsi? Mette dentro i giovani? E poi perché venire a Roma? Ha avuto paura di avere problemi – l’ammissione finale di Nainggolan – se mi avesse portato in Russia”. Fine della storia, almeno per ora.










