
GOL E NON GOL – Tutte domande che trovano un’immediata risposta: contro il Chievo, Dzeko & Schick si sono esibiti in tandem per la quarta volta, in campionato e dall’inizio. Se non era mai accaduto che i due segnassero in contemporanea, probabilmente era stata colpa di tutto tranne che della loro incompatibilità. Specie nel 4-3-3, il sistema di gioco utilizzato con il ripetitore da EDF, e modificato ieri in 4-3-2-1. Viene il sospetto, piazzando il focus sul ceco, che il problema era proprio Schick. Cioè, la sua incapacità di inserirsi nella Roma, al di là di questo o quel modulo. È bastato il gol di Ferrara, quello del sorriso ritrovato, per farlo tornare ad essere molto simile al talento ammirato nella passata stagione con la maglia della Sampdoria. La conferma che Patrik non è una schiappa e che il suo limite era soprattutto mentale. Perchè, si sa, il calcio non si gioca con i piedi, ma con la testa che li muove. Da qui a dire che la Roma ha (ri)scoperto un campione per un gol al Chievo ce ne vuole: se mai, va detto che, come è accaduto un paio di anni fa con il pippone Dzeko, non è il caso di mollare etichette negative con una velocità da primato del mondo.
Poi, a benedire, il lavoro del sabato pre Liverpool della Strana Coppia ci ha pensato Sant’Alisson da Novo Hamburgo che, con la Roma rimasta appena in dieci per il rosso a Jesus, ha pensato bene di rispedire al mittente il rigore di Inglese. E sarebbe facile, guardando il punteggio finale, sminuire la portata del gesto di AB1, in realtà determinante come i gol di quei due lì davanti.










