
CHIAVI TATTICHE – La Lazio è partita abbastanza forte, ha fatto valere peri primi dieci minuti la risorsa Luis Alberto, col suo calcio rapido e diretto. Lo spagnolo ha servito un paio di palloni verticali per Immobile, al quale è stato subito annullato un gol per chiaro fuorigioco. Di Francesco è corso ai ripari. Per chiudere la cerniera, gli è bastato avvicinare i due centrali di difesa, Manolas e Fazio, e serrare le linee. Per rovesciare l’andazzo, è poi passato alla fase due, la pressione organizzata il più in avanti possibile. La Lazio è stata inibita nella sua debordante fisicità, mai visto in stagione un Milinkovic così soccombente come nel primo tempo di ieri. Luis Alberto ha perso via via rifornimenti e riferimenti. La Roma ha preso a macinare il suo calcio essenziale, per filosofia non distante da quello luccicante del Napoli, ma in concreto più essenziale e meno barocco. Aggressività a fuoco lento, però costante e tesa all’ipnosi dell’avversario. La Roma ha prevalso per possesso palla senza eccedere o straripare. Ha imposto un giro palla funzionale, non abbagliante come quello dei sarriani. Di Francesco ha accantonato gli estremismi giovanili, oggi coltiva la virtù dell’equilibrio. Nella sua Roma tutto si tiene, anche cose contrarie tra loro. Si notano residui spallettiani, per esempio Nainggolan magnifico guastatore. Il precetto base dell’aggressione alta discende da Zeman. Il finale col cambio Juan Jesus-Nainggolan – il difensore per l’incursore e con passaggio alla difesa a cinque ha matrici trapattoniane. Di Francesco coniuga il sacro e il profano, e forse più di altri ha capito l’anima della città.
CHIAVI TECNICHE – La tattica non spiega tutto. Ha ragione Simone Inzaghi quando dice che lo 00 si è spezzato per errori umani. Ha fatto tutto Bastos, in principio di ripresa. Prima ha ignorato una delle principali leggi del calcio difensore scivoloso difensore pericoloso, specie in area – e si è lanciato in un tackle suicida su Kolarov: rigore trasformato da Perotti. Poi si è appisolato su un pallone banale sulla destra e se l’è fatto soffiare da Perotti, che ha servito Nainggolan per la botta del 2-0. Lo sciagurato Bastos, con i suoi sbagli da matita blu, ha reso macroscopico quel che si percepiva: la superiorità della Roma a ogni livello, tattico, fisico e tecnico. Inzaghi si è aiutato bene con le sostituzioni e più di Nani ha potuto Lukaku, trattore di fascia sinistra che ha un po’ ha scombussolato la Magica. Alla Roma è venuto il braccino, in senso letterale. Il gol accorcia distanze è arrivato su rigore di Immobile perché Manolas si è lanciato nella bracciata della paura. Il 21 però ha retto agli assalti laziali. La Roma va e chissà dove arriverà, con questo Di Francesco bravo e furbo, un po’ Gentiloni e un po’ Minniti.










