
Il rischio che a fine stagione resti schiacciato da questo fardello c’è, non sono bastati 270 minuti nelle ultime 5 gare per cambiare rotta. L’equivoco tattico in cui è rimasto intrappolato quando la Roma cercava un esterno come Mahrez per rimpiazzare Salah, che al Liverpool ha già fatto 37 gol diventando idolo in Premier League oltre che in Egitto dove l’hanno pure votato alle presidenziali, ha penalizzato la partenza di Schick, che ha faticato per adattarsi al ruolo di ala per poi riscoprirsi centravanti, salvo poi ricordare dal ritiro della nazionale di essere in realtà una seconda punta. Nella capitale il vestito che gli calza a pennello non lo può sfoggiare per l’evidente discordanza con il modulo preferito dall’allenatore, il 4-3-3, ma al di là delle idee di Di Francesco questo è sicuramente un limite per il ceco, che non ha saputo sfruttare né la convivenza con Dzeko né la solitudine in attacco. La Roma non lo scarica, anche in virtù di un accordo strutturato in modo tale da non gravare troppo sulle casse di oggi ma senza vie d’uscita facili per il futuro: entro il 2020 alla Sampdoria andranno almeno 20 milioni di euro, a prescindere dalla cifra di un’eventuale cessione, oltre ai 22 bonus compresi pattuiti per la prima parte dell’acquisto. Vien da sé che non conviene vendere un giocatore che tra due anni avrà ancora un costo così importante, e allora meglio valorizzarlo, continuare a dargli fiducia sperando che imiti Under e si sblocchi all’improvviso. Per non essere più peso, ma valore aggiunto. A prescindere da ruolo, carattere e pressioni, a 22 anni non può essere troppo tardi per smentire tutti. Senza diventare il nuovo Salah, ma semplicemente il vero Schick.










