
QUALCOSA SI MUOVE – Un anno dopo e per il brasiliano sarebbe stata una musica diversa. Quattro settimane con Di Francesco sono state sufficienti per vedere dell’altro. O semplicemente per vedere qualcosa rispetto al nulla: Gerson esiste davvero, non è solamente un bonifico, un numero 30 messo lì a caso, un senza ruolo, né arte né parte. Questo pareva e questo non è. Non è un giudizio nel merito, non è una santificazione di Di Francesco o una crocifissione di Spalletti. Fu anche colpa del giocatore (e della sua famiglia) se un anno e mezzo fa, rifiutando il Frosinone, Gerson disse no anche alla possibilità di rendersi più…presentabile.
INDIZI – Il centrocampista di oggi, vale un punto di partenza, di ripartenza per il brasiliano. Un po’ di scuola guida senza grandi risultati a Pinzolo, poi negli Stati Uniti Gerson ha cambiato marcia e fatto vedere più di una qualità. Certamente non tali da affidargli una maglia da titolare nella Roma di oggi, di sicuro sufficienti per far parte di una rosa di Serie A. E magari anche, col senno di poi, dell’organico della scorsa stagione, che in mezzo al campo era qualitativamente e numericamente inferiore rispetto a quello attuale. E allora gli indizi cominciano a essere due: il Lilla lo scorso gennaio, pur dentro una trattativa con qualche passaggio poco chiaro, l’aveva comunque acquistato investendo tra prestito e riscatto 18 milioni. E, secondo indizio, un lavoro tattico approfondito – per carità, magari unito ancheaun approccio diverso da parte del ragazzo – hanno fatto il resto in questa estate. Il terzo indizio farebbe una prova. Ma se è vero che la Roma, su indicazione di Di Francesco, s’è orientata per tenerlo in rosa almeno fino a gennaio, adesso lo scatto spetta al giocatore. Perché se un anno vieni bocciato puoi pure dare la colpa allo scarso feeling con il professore. Ma il secondo no, non lo puoi fallire. Non avresti scuse, non ti crederebbe (più) nessuno.










