
La Roma di Di Francesco è costruita sull’emergenza. Mancano cose da sempre. Solo che nessuno ci fa più caso. La Roma emergente dall’emergenza ha sbagliato cinque partite ( Atletico due volte, Inter, Napoli e Genoa), di queste ne ha perse soltanto tre ed ha tutto il diritto di sentirsi in corsa per lo scudetto. Con o senza De Rossi, con qualche fantasma sulle corsie e persino con Gonalons in campo, che quando è stato chiamato a dirigere il traffico pareva un vigile col cappello calato sugli occhi. Di Francesco è un fuoriclasse. Sa come prepararti il caffé. Se manca la materia prima (e ci sono zone in cui la Roma non ha sufficiente materia prima) lui non fa una piega e ti mette sotto il naso una tazzina talmente profumata che non dubiti nemmeno per un minuto che tutto quell’aroma possa provenire dalla bollitura di un surrogato. L’assenza forzata di De Rossi e il contemporaneo infortunio di Defrel riaprono comunque la falla della rosa giallorossa.
Anche se c’è stato un sondaggio per Berardi, ufficialmente Monchi ha confermato che la Roma non farà mercato a gennaio. Il che vuol dire che gli unici due esterni alti credibili rimarranno El Shaarawy e Perotti, ognuno stanco a modo suo, che davanti c’è solo uno Dzeko affranto, e che Schick fino a oggi poteva anche essere l’involucro che nascondeva il vecchio Ibarbo (ma forse il ceco sarà titolare con la Spal venerdì). Florenzi è adattato e, a meno che Emerson non ritrovi di colpo la condizione, non è mai esistito alcun sostituto per Kolarov: il serbo sta pagando tre mesi pazzeschi eppure ancora oggi rimane l’unico che scelga di saltare l’uomo e che soprattutto sappia farlo. Conclusione: De Rossi squalificato non può e non deve alterare il gusto del caffé di Eusebio. Non sarà bella, ma la Roma esprime una sua armonia. E giocarci contro non è facile. Se supera i gironi in Champions, in campionato avrà un calendario da sfruttare col morale alto. Sempre che non si decida di continuare ad assestare ceffoni al primo che capita.










