
LA RINCORSA – Era un test decisivo non solo per il recupero del secondo posto ma anche per restare agganciati al primo: «Sia noi che il Napoli stiamo facendo un grande campionato, solo che la Juve lo sta facendo grandissimo. Questione anche di mentalità, che noi stiamo costruendo. Noi dobbiamo insistere, essere pronti in caso di occasione propizia. Nello sport può succedere, come si è visto nel Superbowl in America. La Roma ha l’obbligo di provare fino in fondo a lottare per lo scudetto. Sta cominciando un periodo di 40 giorni in cui verranno giocate 12 partite: non possiamo avere rimpianti se gli altri abbassano il ritmo».
RINNOVI – E’ orgoglioso di Dzeko («Ormai salgono tutti sul carro, inutile sprecare aggettivi»), del pupillo Emerson («L’avete visto come ha giocato? Per me è lui l’uomo-partita») ma anche di Daniele De Rossi, che è in scadenza di contratto e si avvia a firmare il rinnovo: «Penso che alla fine si faccia. Non ne ho parlato alla società. Ma ci sono dei contratti che il club deve discutere e lo farà nei tempi giusti. Ci sono anche Manolas, Strootman… De Rossi incarna lo spirito romanista nella sua totalità e può sempre essere utile a un allenatore per esperienza e maturità». E Totti? «Se vuole continuare, è giusto che scelga lui… Non dipende dalle mie scelte. Certo, se continua ripartirà la manfrina: Spalletti non lo fa giocare…».
IL FUTURO – Del suo, di contratto, Spalletti non parla più: «Pensiamo ai rinnovi dei calciatori». Ma sul futuro tecnico si era espresso il ds Massara prima della partita: «Siamo nelle condizioni di poter aspettare fino a giugno per definire i programmi. Tutti noi, Spalletti incluso, siamo concentrati sull’attualità, sulla ricerca di vittorie e trofei. Questo è l’obiettivo». Il resto, cioè i casi singoli, viene dopo: «E’ giusto così» concorda Spalletti prima di lasciare lo stadio. La Roma è adesso.










