
Anche per lui la coppa vale una discreta fetta di avvenire, in fondo. Perché il contratto di Inzaghi, in scadenza come quello del collega romanista, si rinnoverà da sé fino al 2019 in caso di qualificazione all’Europa. E anche se la finale di coppa (contro la vincente di Napoli-Juve, in campo domani, si parte da 1-3) non garantisce da sola un pass per l’Europa League, aumenterebbe esponenzialmente le probabilità di finirci: con il trofeo oppure, in caso di sconfitta, allungando fino al sesto posto in classifica le qualificate alle coppe. La sorte gli offre l’opportunità, a un anno esatto dall’arrivo sulla panchina della Lazio (fu scelto proprio dopo un derby perso da Pioli) e a poche ore dallo scoccare del suo compleanno (è domani). Un’opportunità è pure quella che le istituzioni hanno regalato ai tifosi, visto che la rimozione delle barriere nelle due curve porterà all’Olimpico circa 50mila spettatori. Così tanti non se ne vedono da 813 giorni, l’ultima volta l’11 gennaio del 2015, il derby del selfie di Totti. Anche per questo pare che gli ultrà abbiano deciso di fare i bravi: i romanisti, al rientro dopo 19 mesi di assenza, e i laziali hanno chiesto alla questura le autorizzazioni per esporre coreografie e striscioni, processo ovvio solo per chi non conosce le dinamiche della capitale. Che per il “regalo” di un derby quasi “vintage” ringrazia il ministro Lotti – annunciato allo stadio – con striscioni firmati dai tifosi giallorossi in città. Per una volta, il gol più atteso dai tifosi di Roma e Lazio, non lo ha segnato né Dzeko né Immobile.










