
ASPETTANDO JIM – È una partita a scacchi. Anche perché, considerando che la Roma ha già proposto il rinnovo al tecnico che però prende tempo, a parlare dovrebbe essere Lucio che invece ieri ha preferito vestire i panni del dipendente. Panni che gli stanno un po’ stretti. Perché il tecnico, sia per meriti acquisiti sul campo che per la personalità, è il primo a sapere di rappresentare molto di più dentro e fuori Trigoria. Tra l’altro può permettersi, avendo già guadagnato in carriera, di non andare alla ricerca dell’ingaggio, preferendo legarsi ad un progetto che lo possa far vincere. Preferibilmente in Italia. La tregua firmata ieri, arriva dopo le stilettate di Palermo nelle quali è racchiuso un po’ tutto il pensiero del tecnico. Oltre all’annosa querelle con i media e la difficoltà quando c’è da analizzare qualcosa che riguarda Totti, Lucio ha scoperto le carte. Svelando inediti nel rapporto col club («Avevamo problemi a fare mercato, sono partiti Digne, Pjanic e Gervinho. Non si è mai parlato di strategie. Il secondo anno di contratto è stato messo lì per dare l’idea che ci sarebbe stato un seguito»); del suo rinnovo («Le cose cambiano velocemente, quindi gli ho fatto un favore a non rinnovare»); e della tifoseria («Non ho mai capito perché i nostri tifosi si siano messi a sfidare chi ha creato loro difficoltà. Così hanno complicato la vita anche a noi»). Ora la palla passa a Pallotta, atteso oggi a Ciampino alle ore 16. Tocca a lui decidere se rilanciare o meno. Lucio è lì che aspetta.










