
Argomento di eterna discussione resta il suo rapporto con Totti. «Con Francesco rimarrò amico, gli ho voluto bene, ci vedremo e andremo a cena insieme. C’è stata stima reciproca e confronto in tutte le decisioni che ho preso, anche quelle dolorose. Se il problema ero io, spero che ora Francesco continui se la società è d’accordo. Non sono io che l’ho fatto smettere, lo ha fatto da solo, anche l’età glielo impone. Secondo me gli ho allungato la carriera di un anno ma se la Roma ha fatto il record di punti, ci sarà la possibilità di arrivare alla vittoria anche senza di lui?».
Una domanda a cui dovrà rispondere il suo successore, Eusebio Di Francesco, perché Spalletti già da oggi sarà concentrato sulla sua nuova avventura interista. «Da adesso in poi comincerò a parlare con chi mi vorrà come allenatore: sono una persona libera e prendo contatti con chi voglio». Una piccola bugia, perché nel fine settimana è atteso a Milano (tornerà anche Walter Sabatini) per mettere nero su bianco un accordo che ha già da un po’ di tempo: biennale a 4 milioni di euro netti, e con sé porterà alcuni membri dello staff (il secondo Marco Domenichini, e i collaboratori Pane, Baldini, Andreazzoli e probabilmente il team manager Manolo Zubiria) che aveva a Roma. Spalletti proverà a portare via anche Nainggolan, Ruediger ed Emerson Palmieri, ma per riuscirci Sabatini dovrà staccare un assegno con moltissimi zeri.
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