
Il primo punto è in un emendamento già presente nella legge di bilancio: un ulteriore prelievo sulle scommesse – che già garantiscono un gettito tra gli 8 e i 9 miliardi all’anno – da destinare alla sicurezza negli stadi: tecnologia attualmente carente come telecamere ad altissima risoluzione per identificare chi sgarra, poi forze dell’ordine e steward. Insomma, quasi una “tassa” per i bookmaker per migliorare il sistema calcio. Ma a loro dispiacerà di più un altra proposta: la limitazione delle scommesse con azzeramento della possibilità di puntare su dilettanti e Lega pro, troppo permeabili dalla criminalità organizzata. Ma soprattutto limitazione alle giocate “fantasiose”, come calci d’angolo o addirittura situazioni extra sportive (uno scommettitore giocò la possibilità che un portiere addentasse un panino. E vinse).
Altro punto centrale è il cosiddetto super daspo: si tratta dell’estensione del divieto d’accesso a manifestazioni sportive a chi abbia commesso reati come risse o aggressioni, come prevenzione. Aggiungendo al daspo l’obbligo di firma automatico (oggi il giudice può prevederlo facoltativamente), visto che il ticketing on line consente a tanti di aggirare i divieti. Infine, il cosiddetto “lodo Bindi”: una stretta sulla tracciabilità dei fondi per chi rileva quote di società (e abbassamento sotto il 10% della quota necessaria di certificazione antimafia): a qualcuno è venuto in mente il caso del Milan. In cambio, apertura all’eliminazione della responsabilità oggettiva, se i club si faranno carico di cacciare dagli stadi i violenti. Nelle 99 pagine pure una strigliata a Lotito per l’apertura della curva sud a 1 euro ai suoi tifosi dopo la squalifica della curva nord. Prova di una “ambiguità nei rapporti tra club e tifoseria”.










