
La decisione finale ha un doppio effetto: da un lato tiene ferma al palo anche Equitalia, titolare di una parte di quei denari in quanto creditrice della fallita Sais; dall’altro allunga ulteriormente i tempi del pagamento e quindi della chiusura della procedura fallimentare con il rischio che i costi delle consulenze legali possano lievitare giorno dopo giorno. Analizzando il rapporto riepilogativo redatto dal curatore, tra il 2014 e il 2017 il tribunale fallimentare di Roma ha stanziato oltre 400.000 euro per pagare le parcelle di professionisti esterni, nella quasi totalità avvocati. Tutto questo accade mentre la politica (Comune di Roma e Regione Lazio) e la città intera dibattono su un progetto da un miliardo di euro rispetto al quale uno dei suoi protagonisti, la Eurnova, non ha ancora risolto la questione primaria, ossia la proprietà del terreno. E infatti, oltre cinque anni dopo la firma del contratto di acquisto (era il 2012), l’azienda ha pagato poco più di 20 milioni di euro su un totale di 51 milioni e fino a ieri ha continuato a chiedere dilazioni dei pagamenti. Nel corso di questi anni, e in particolare dal 2015 (anno del passaggio della gestione nelle mani del tribunale) il contratto con la Eurnova è stato rimodulato, posticipando alcuni pagamenti al 2019 e prevedendo sconti, sull’Iva come sui tassi di interesse. Intanto i mesi passano e la prospettiva adesso è quella della chiusura della conferenza dei servizi e del lancio del grande progetto prima ancora che sia concluso l’iter di acquisto del terreno dove sorgerà lo stadio.










