
Per Berdini è Grillo il sindaco di Roma nella scelta del ‘no’ alle Olimpiadi del 2024 mettendo in un cassetto la promessa elettorale della “consultazione popolare” in merito. La sindaca Raggi, scrive Berdini, “in quel caso ha parlato di trionfo del mattone, mentre tre mesi dopo avrebbe detto di sì a una delle più vergognose speculazioni immobiliari della storia moderna di Roma, quella dello stadio. Si dice no a un progetto pubblico“.
“E infine l’uomo della provvidenza, l’avvocato Luca Lanzalone, chiamato per gestire la mediazione con l’As Roma e permettere l’approvazione dello stadio mettendo così fine alla mia esperienza di assessore”.
E infatti Berdini rassegnerà le dimissioni proprio poco prima che si chiuderà l’accordo sullo stadio. Non viene indicato tra i “sindaci vicari” di Roma, ma anche il capitano della Roma Francesco Totti fa la sua comparsa in questa storia. Il 5 febbraio 2017, nel corso di una diretta Sky, l’allora allenatore Luciano Spalletti prende il microfono e afferma: “Famo ‘sto stadio”. Segue il Tweet di Totti: “Vogliamo il nostro Colosseo moderno”. Una “notizia scontata” per Bedini. “Cosa potevano dire?”. Gli effetti, però, si sentiranno fin nel cuore del governo capitolino: “La sera vengo raggiunto per telefono dal vicesindaco Bergamo con voce impostata mi dice ‘Non possiamo reggere il colpo di queste dichiarazioni’ e che bisogna mutare l’atteggiamento fin’ora tenuto nella trattativa, quello della mia più assoluta intransigenza”. È la fine dell’esperienza di Berdini in Campidoglio: “La rottura è totale perché mi ribadisce che la situazione non permette altra scelta e si doveva accettare la mediazione dell’avvocato Lanzalone”.










