
Nella delibera di novazione, infatti, sta scritto che «il ponte di Traiano, lo svincolo A91 e il viadotto di approccio sono stati stralciati dal progetto (sostituiti dal cd “ponte dei Congressi”, con finanziamento statale) e di conseguenza non sono più inclusi tra le opere di interesse generale a carico del proponente», quindi «esclusi dal procedimento di approvazione del progetto in Conferenza dei servizi» per essere sostituiti da «tre differenti ipotesi realizzative, considerate alternative, delle opere infrastrutturali di collegamento con il sistema della via del Mare/Ostiense unificate sino a nodo Marconi: il ponte di Traiano, il ponte dei Congressi», più la soluzione «senza i ponti menzionati». Per dimezzare il cemento privato sulle carte, cioè le torri e il Business park, si era pensato di togliere uno o addirittura entrambi i ponti riducendo la cubatura globale. Era stata quella, politicamente datata 24 febbraio, la svolta del progetto “Stadio della Roma” poi scivolato a giugno fino alla conquista, in Aula, dello status di pubblico interesse. Ma, scrive Segnalini, la «Direzione generale non condivide le tre differenti ipotesi in quanto esse non sono alternative ed indipendenti, poiché le prime due sono necessariamente complementari mentre la terza non può essere presa in considerazione per la assoluta inadeguatezza». Tradotto: senza ponti non si può fare, ma un ponte solo, come voleva il Campidoglio, non può bastare: non possono essere ritenuti né «superflui» né tanto meno «alternativi».
Se poi si considera che uno dei due ponti, quello dei Congressi (sulla cui progettazione il Comune ha investito altri 900 mila euro nell’assestamento di bilancio), è ancora incagliato nella relativa Conferenza, la situazione diventa metafisica. Il ponte in questione, infatti, è «completamente indipendente sia come procedimento sia come finanziamento e soprattutto come tempi di realizzazione» rispetto al progetto dello stadio a Tor di Valle. Significa che non può essere considerato nel pacchetto, anche se è proprio sulla sua costruzione, data per certa ma ancora in sospeso, che ha virato prima la trattativa Comune-Roma e poi la delibera della giunta Raggi. Le criticità sono moltissime. Ma, certo, un intero progetto costruito su un ponte che non si sa ancora se e quando si farà, le batte tutte. «Tale approccio risulta fuorviante» poiché non fissa «limiti e contenuti degli interventi previsti ed in particolare delle opere di interesse generale», scrive Segnalini con riferimento alle «ambiguità» nelle carte. Ambiguità che alimentano la polemica. «Un pasticcio infinito», dice il dem Roberto Morassut. «Vergogna, la Roma dovrebbe interdire l’ingresso ai tesserati del Pd», la nota di Paolo Ferrara, capogruppo M5S del Campidoglio.










