
Che la sindaca sia stata presa alla sprovvista, che cioè non si aspettasse la domanda, è da escludersi. Che si sia trattato di un malinteso, che cioè Giletti le chiedesse del futuro e lei abbia risposto rimestando nel passato, è possibile. Che la nostra interpretazione sia altrettanto equivoca, lo mettiamo in conto, vista l’intrinseca oscurità delle parole di Virginia Raggi. Ma in un caso o nell’altro, la domanda resta lì, senza risposta. Sospesa tra le nebbie di un discorso pubblico che, tra inchieste giudiziarie e arresti, valzer di assessori, reticenze ideologiche e veleni paralizzanti, somiglia sempre più a una palude.
Lo stadio si farà o no? C’è un primo cittadino che è pronto a garantirlo a una Capitale già orfana delle Olimpiadi, dove le opere pubbliche rischiano di essere una memoria ingiallita, e dove perfino la riqualificazione e la manutenzione urbana sembrano un lusso? Da noi consultata per un’intervista, Virginia Raggi ha declinato l’invito. Alla vigilia della visita che stamattina il Papa farà in Campidoglio, e alle prese con l’ennesima emergenza rifiuti, è comprensibile che la sindaca non avesse molto tempo per dedicarsi a un confronto chiarificatore. Né ci risulta che sia intervenuta a correggere con qualche dichiarazione il malinteso, se di malinteso si tratta.
Però, a voler interpretare i fatti, tutto lascia pensare che l’atmosfera attorno allo stadio si sia fatta nuovamente pesante. Eppure, l’inchiesta penale aperta dalla Procura di Roma sugli episodi di corruzione che avrebbero coinvolto imprenditori e politici esclude chirurgicamente la società sportiva e l’iter amministrativo del nuovo impianto. Che ha attraversato tre giunte comunali (Alemanno, Marino e Raggi) e un commissario straordinario, è stato giudicato di interesse pubblico per la città da due consigli comunali, è stato poi vagliato e approvato da altrettante conferenze dei servizi e, da ultimo, ha avuto un parere positivo circa la viabilità da parte del Politecnico di Torino, interrogato specificamente dalla sindaca.
A pensare male, a nostro avviso, si sbaglia sempre, contrariamente a quanto recita il celebre detto. Però il contorcimento emotivo di Virginia Raggi l’altra sera in tv, il suo ribadire che una nuova analisi tecnica sulla regolarità degli atti è stata da lei commissionata, ci sono parsi un tentativo di gettare la palla in tribuna, per arrivare prima possibile al novantesimo, con uno zero a zero che è un risultato troppo modesto per questa meravigliosa città. Ci è parso soprattutto che il suo orizzonte di riferimento in quel momento fosse quello dei malpancisti che hanno per le opere pubbliche un’idiosincrasia preconcetta, e non quello dei cittadini della Capitale, che tutti, indistintamente, lei rappresenta. E allora non resta che sperare che la sindaca torni su questa vicenda e spenda una parola onesta e chiara sulle sue reali intenzioni e sugli impegni che è disposta ad assumere. Sarebbe il modo migliore per fare pulizia nella palude.









