
La lettera inviata al presidente del consiglio comunale Marcello De Vito dall’ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino, Giovanni Caudo potrebbe spostarne gli orientamenti. Torna, infatti, lo spettro del danno erariale: «Meno patrimonializzazione per il pubblico – si legge nella missiva – più profitti per il privato e potenziali debiti per la collettività». Il Comune, secondo l’urbanista, potrebbe ritrovarsi a rispondere di «un debito potenziale da decine di milioni di euro», derivanti da «un’opera pubblica fondamentale per l’intervento», il ponte sul Tevere e lo snodo di collegamento con l’autostrada Roma-Fiumicino, che, «è solo indicata nei disegni senza una precisa e chiara fonte di finanziamento».
L’altro fronte è quello del vincolo sull’Ippodromo di Lafuente. Ieri Italia Nostra ha scritto al soprintendente Francesco Prosperetti: per non far decadere la tutela sull’impianto del 1969, in scadenza il 13 giugno, deve firmare al più presto. Valutazioni in corso, la riserva potrebbe essere sciolta già oggi. Con la concreta possibilità che il vincolo apposto dall’ex soprintendente Eichberg alla fine decada: la sua iniziativa si sovrappone a quella della Regione, che nel 2014 rilasciò invece il nulla osta alla possibilità di costruire in area Ippodromo. Due atti confliggenti che, in caso di conferma da parte di Prosperetti, potrebbero aprire un’autostrada ai proponenti (Eurnova e As Roma) per un ricorso lampo al Tar. Ultimo capitolo: il confronto in aula. Il Pd è sul piede di guerra. «Al municipio XI (coinvolto nel progetto causa ponte sul Tevere, ndr) è stato negato il parere sullo stadio. Il M5S cancella la partecipazione dei cittadini», attacca la capogruppo Michela Di Biase. E in aula sarà battaglia a colpi di emendamenti sulle opere pubbliche. Il progetto Raggi rispetto a quello di Marino taglia il 50 per cento delle cubature e vede il contributo di urbanizzazione dei privati scendere da 270 a 120 milioni di euro. Secondo il consigliere dem Giulio Pelonzi, «un regalo ai proponenti».










