
«Al di là di quanto sarà accertato in sede penale, è chiara la presenza di un mondo appannato in cui i rapporti si stringono anche senza dover passare subito all’incasso, per mantenere ben oliato il meccanismo» – ha spiegato Cantone – «la stessa inchiesta, però, dimostra che c’è anche chi dice di no, come l’assessore milanese Maran che non si lasciò corrompere e rifiutò una casa». La giornata di ieri, però, è stata anche l’occasione per stringere un impegno con il Governo sulla regolamentazione dei rapporti che la politica ha con lobby e fondazioni: «A differenza dei partiti, che devono documentare per legge ciò che spendono, godono di maglie più larghe e possono avere un ruolo più importante nel finanziamento alla politica. Va stabilito con più precisione cosa è lecito e cosa non lo è». È anche per questo che Cantone, in Senato, ha chiesto e ottenuto la massima disponibilità dal Governo: «Occorre fare attenzione sul Codice per gli appalti, non possiamo fare passi indietro perché questa inchiesta ha dimostrato, ancora una volta, che la corruzione è il male assoluto».










