
Pare sempre più probabile intanto che la causa dell’incendio sia stato un corto circuito, sviluppatosi da un impianto dell’aria condizionata. Stando infatti alla testimonianza di Felipe Cardoso, calciatore dell’Under 17 del Flamengo, l’incendio sarebbe scoppiato nella sua stanza: «Il condizionatore ha preso fuoco e io sono scappato. Grazie a Dio sono riuscito a correre e sono ancora vivo». Altri sopravvissuti ieri hanno parlato fra le lacrime. Come Pablo Ruan 16 anni, di Londrina (Paraná), che è stato svegliato nel sonno da un amico, insieme al quale è riuscito a mettersi in salvo, saltando dalla finestra. O Samuel Barbosa, 16 anni, svegliatosi per la tosse da fumo e rapido nel mettersi in salvo, dopo aver gridato nei corridoi «A fuoco, correte», aiutando uno dei tre feriti a uscire dalle fiamme. Già, perché oltre ai 10 morti, si contano tre ragazzi ancora in ospedale. (…)
Ma tornando alle responsabilità e alle prime indagini per il quotidiano O Estado de Sao Paulo, pure il Comune di Rio potrebbe finire tra gli indagati per l’incendio, perché avvenuto in un’area di Vargem Grande, 40 km a ovest dal centro di Rio, in cui le autorizzazioni rilasciate non prevedevano costruzioni. Gli incaricati dell’azienda che ha fabbricato i container intanto si sono lavati le mani: per loro per i dormitori dei giocatori, hanno detto a globoesporte, era il Flamengo il responsabile per la sicurezza oltre che per la prevenzione contro gli incendi. (…)










