
DUBBI – È tutta qui, in questa asimmetria tra i ragionamenti della proprietà e dei suoi stessi giocatori la grande difficoltà della Roma. Naturale raccontare come a Trigoria le parole di Strootman non abbiano fatto troppo piacere, a maggior ragione dopo un periodo di evidente difficoltà vissuto dal gruppo di Di Francesco durante il mese di gennaio, difficoltà di cui (forse) le parole stesse dell’olandese sono espressione. E anche in virtù dei risultati che – raccontano a Trigoria – hanno visto la Roma davanti al Napoli in tre degli ultimi quattro campionati. Le voci su Nainggolan prima e Dzeko poi hanno complicato la vita alla squadra, questo lo ha fatto capire lo stesso Di Francesco. E allora che poi Strootman abbia dubbi sul proprio futuro, in fondo, passa anche in secondo piano: «Ho rinnovato (fino al 2022, ndr) per restare qui a lungo, ho profonda riconoscenza verso un club che mi ha aspettato dopo tre operazioni. La clausola da 45 milioni? Nel calcio non si sa mai, forse la Roma preferirebbe i soldi alla mia permanenza, oppure un altro giocatore: non si può sapere». Concetto che alla Roma vale per tutti, benintesi. Strootman, ad esempio, potrebbe far parte di quel piano alternativo di cessioni da parte del club per evitare l’addio di Alisson.
MENO FORTI – Di sicuro l’olandese non vive una stagione felice, il rendimento rispetto alla scorsa stagione è sceso. Come quello della Roma tutta: «Napoli e Juventus sono più forti di noi, questo è sicuro – ancora il centrocampista ex Psv –. Peccato non essere rimasti in scia, noi non siamo competitivi per lottare con loro. Ma una squadra come la Roma deve giocare la Champions League. Puntiamo al terzo posto, altrimenti andrà bene anche il quarto». Che nella pratica sia la stessa cosa è vero, che non sia un esempio di mentalità vincente associare una terza a una quarta posizione lo è però altrettanto. E non sarà certamente sfuggito a Trigoria.










