
Tagliavento, cosa si prova a sentirsi un ex? «Non lo so, perché ancora non ho realizzato. Questo, per noi, è solitamente il periodo delle vacanze. Me ne renderò conto solo a luglio».
L’abbraccio di Daniele De Rossi, immortalato dalle telecamere, però è stato inusuale? «Ma non è stato il solo che ho ricevuto. D’altronde, dopo 15 anni e 221 gare dirette, con tanti calciatori si è instaurato un rapporto di reciproca stima».
Qualcuno però ha equivocato su alcuni gesti… «Se si riferisce ad Allegri,non vale nemmeno la pena di commentare quanto è stato detto e scritto».
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Si sente appagato della sua carriera sportiva? «Sì, sono sereno. Ho fatto quello che volevo fare, coronando il mio sogno e dando sempre il massimo di me stesso».
Avrebbe potuto raccogliere qualche soddisfazione in più? «Ho fatto quello che ho meritato di fare.Mi sarebbe piaciuto dirigere una finale mondiale o di coppa europea, ma se qualcuno è andato più avanti di me, vuol dire che era più bravo».
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Qual è il derby più difficile da arbitrare? «Ogni sfida cittadina ha le sue difficoltà. Ma per caratteristiche direi che quello di Roma e di Genova non sono niente male».
Derby di Roma, un rapporto che non è mai stato facile? «E’ vero, perché quando perdeva la Roma ero laziale e quando perdeva la Lazio ero romanista. È normale che nella carriera di ogni arbitro ci siano score diversi con ogni squadra, ma sono semplici dati per le statistiche».
Le partite, italiana e straniera, alle quali è legato? «Due derby, appunto. Quello di Roma, che segnò la mia centesima gara in serie A; e quello britannico tra Scozia e Inghilterra del 2017, che valeva come gara di qualificazione mondiale. Due gare palpitanti e con un’atmosfera incredibile».










