
E di ricordi ce ne sono tanti, visto che la Lazio, dopo l’Inter, è la squadra che ha affrontato più volte in carriera. La prima volta, indimenticabile, a novembre del 2003, la sera del “Tacco di Dio” di Mancini. Aveva ancora il numero 27, nessun tatuaggio, capelli biondissimi, non era papà, la Roma non era ancora davvero sua. (…)
Impossibile non pensare al 2020: ad aprile Ranieri toglie lui e Francesco perché non in grado di reggere la pressione di un derby che valeva lo scudetto, a novembre De Rossi per festeggiare si aggrappa al cancello della Sud e si mischia, davvero, ai tifosi. (…)
Dopo la sconfitta in finale di Coppa Italia fu tentato di andar via, Garcia lo pregò di restare, lui scelse di farlo in nome degli amori della sua vita: i figli e la Roma. Da quella volta non si è più guardato indietro e non lo farà neppure oggi. Al massimo, entrando in campo, guarderà a destra, la sua curva. Lo fa sempre prima del derby. Lo farà stasera. Con la speranza che non sia l’ultimo. A questo avrà pensato, stanotte, prima di dormire.










