
E così emerge che nei momenti di difficoltà la Roma smette di pensare da squadra, dimentica le cose spiegate dal tecnico e si rifugia in soluzioni individuali, infilandosi in una sorta di anarchia che fa perdere la bussola. Quando le cose non vanno bene, i giocatori abbandonano con la testa, inconsciamente, l’allenatore, che non è minimamente messo in discussione, né da Pallotta, né dalla dirigenza di Trigoria, visto che, negli ultimi tempi, si è cambiato molto sulla panchina, e le cose sono rimaste le stesse. Di Francesco continua a sentirsi tradito e deluso dai giocatori più rappresentativi ( gli è andato incontro col cambio di modulo) che nei colloqui individuali si confrontano anche per quello che riguarda le questioni tattiche e l’atteggiamento in campo tenuto da alcuni compagni, che cercano più le soluzioni personali, piuttosto che pensare ai colleghi. La strada individuata per uscirne, per non perdere il piazzamento Champions e provare a eliminare lo Shakhtar nella gara di ritorno, è quella di ritrovare le certezze, ricordandosi di ragionare da squadra anche nelle difficoltà. In attesa della rivoluzione che Monchi è intenzionato a fare nel mercato della prossima estate, e della quale è andato a parlare a Boston con Pallotta. Ripartendo, come detto, da Di Francesco, che resterà qualsiasi cosa accadrà, almeno per quanto riguarda la società.










