
L’INTESA – Ma l’accordo «politico», nei fatti, c’è. E così dopo avere votato contro all’«interesse pubblico» di Tor di Valle nel 2014 e avere sbandierato il «no alla speculazione» durante tutta la campagna elettorale, ora il M5S è pronto ad avallare un progetto definito da tutte le principali organizzazioni ambientaliste come una «colossale speculazione edilizia» e stroncato anche dall’Istituto nazionale di Urbanistica. Il vicesindaco Bergamo ieri ha sostenuto che, durante l’incontro con i privati, «abbiamo visto una revisione del progetto che ha dei caratteri fortemente innovativi». Per il parere definitivo del Campidoglio, però, bisognerà aspettare ancora: «Faremo una valutazione di questa novità e ci siamo dati appuntamento per un ulteriore passaggio alla settimana prossima», ha concluso Bergamo. Poi i Cinquestelle dovrebbero portare prima in giunta e poi in Assemblea capitolina la delibera di variante urbanistica. Nel frattempo i privati dovrebbero chiedere alla conferenza dei servizi un secondo time out, una proroga di alcune settimane per modificare gli elaborati definitivi. Contro il progetto Tor di Valle intanto si sono schierati ieri oltre trenta urbanisti. Compreso Carlo Cellamare, a cui era stato proposto dalla giunta Raggi di subentrare proprio a Berdini. Nell’appello firmato da Anna Marson, Enzo Scandurra, Edoardo Salzano e Pier Luigi Cervellati, solo per citare alcuni nomi, si legge che «lo stadio se visto dal punto di vista della tradizione romana “panem et circenses”, potrebbe essere considerato opera di pubblico interesse. Ma l’interpretazione del “pubblico interesse” vede il “pubblico” affidato agli “interessi” finanziari dei proprietari fondiari e del costruttore, pronti a mettere in campo tutte le relazioni e i poteri di cui dispongono per assicurarsi la legittimazione “pubblica” dei loro profitti». Anche Italia Nostra è sulle barricate: «La sindaca Raggi si rimangia l’esposto in Procura, presentato quando era all’opposizione proprio contro il progetto Tor di Valle». Protesta anche l’opposizione. Per Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia «la decisione finale non è di sindaci e assessori, ma dei tecnici che ne rispondono sul piano civile e penale».










