
IL VALORE DELLE PAROLE – Qualcuno potrà obiettare: che altro poteva dire, Totti, se non quello che ha detto, visti i suoi rapporti con l’amico Eusebio? Vero,ma intanto certe cose le ha dette, e restano lì come parere societario e non personale. Ancora. «Nell’arco di una stagione gli alti e bassi possono esserci, e a Roma queste situazioni spuntano all’improvviso, quando meno te lo aspetti. Sono sicuro che ci risolleveremo e faremo un grande finale di stagione. Il problema del gol sparirà: basta restare uniti, coesi e avere un unico obiettivo. Sono certo che andremo avanti in Champions e finiremo bene in campionato. Le voci di crisi non ci interessano: società, squadra e allenatore sono uniti. Ci risolleveremo anche se a Roma, quando ci sono difficoltà, tutto diventa più difficile. Ora sta ai giocatori tirare fuori quello che hanno dentro e fare le cose semplici, perché così si ribaltano le situazioni complicate».
IL DIKTAT ALLA SQUADRA – Monchi da Pallotta, a Boston, ma non – a dire di Totti – per questione legate a Di Francesco. «Monchi è andato lì per parlare di altro, non di Di Francesco per il quale nutriamo tutti grande fiducia», ribadisce Totti pronto anche alla critica. «Contro lo Shakhtar il secondo tempo mi ha sorpreso, perché dopo una prima frazione come quella non pensavo a una ripresa così brutta. Abbiamo tutte le carte in regola per ribaltare la partita e conquistare la qualificazione. Dzeko tornerà a segnare, ci sta unmomento di flessione ma lui i gol li ha sempre fatti». Poi. «Consigli alla squadra? Se ne possono dare tanti, ma alla fine dipende tutto dai giocatori. Come già detto, servirà unione e convinzione delle proprie qualità. La squadra deve capire mentalmente di essere forte». Scudetto al Napoli, «perché se lo rivince la Juve è monotono» e nessun ulteriore pensiero per Spalletti, «per me è un capitolo chiuso e non intendo più dire niente a riguardo. Penso a Eusebio, che farà grande la Roma. Io allenatore della Roma in caso di necessità? No, no, no… Ho altro da fare».










