
Il nuovo ruolo: «Ho fatto questo passaggio da calciatore a dirigente della Roma con lo spirito giusto: con l’armonia, con l’intelligenza di una persona grande. Sono cresciuto nel campo e nel campo morirò». Il ruolo senza portafoglio: «Se dipendesse da me spenderei qualsiasi cifra per comprare i giocatori più forti, anche perché per vincere servono i top player. Questo l’ho sempre detto e lo dirò sempre. Però non sono io a gestire i soldi: il presidente metterà un budget e dovrà essere bravo a costruire una squadra. In questo mercato pazzo costerei 200 milioni».
L’appartenenza: ««Non penso che esista un altro Totti e che possa rimanere a lungo nella Roma. Io ho fatto una scelta ben precisa: precludermi la possibilità di vincere tanto per rimanere con un’unica maglia, che per me è stata la cosa più importante. Alla fine ho avuto tutto: amore e passione, per me, sono stati più importanti che vincere trofei altrove. Per la Roma ho dato il 101%, perché l’ho messa davanti a tutto, a me stesso, alle cose personali, alla vita privata. Oggi conta il business: è difficile che un giovane della Roma, crescendo, rimanga qui e possa fare le stesse cose che abbiamo fatto io o Daniele De Rossi».










