
I dirigenti di Trigoria per concedere lo spazio sulla maglia, vuoto dai tempi di Wind, stagione 2012- 13, chiedono almeno 7-8 milioni. E sperano di chiudere un accordo per la seconda fase delle coppe europee: affrontare gli ottavi di Champions garantirebbe quindi un maggior potere contrattuale. Insomma la missione di Di Francesco, oggi, ha anche risvolti economici. Ma oltre ai soldi quelli di un eventuale sponsor e quelli che l’Uefa attraverso premi e market pool le farà incassare, una sessantina di milioni in tutto dall’inizio della manifestazione – c’è in palio quella dimensione europea che la Roma rincorre inutilmente da anni. Il cammino europeo ha mondato il curriculum dal fango delle goleade subite con Garcia in panchina contro Bayern e Barcellona: ora serve un passo in più. Il turnover col Qarabag andrà in vacanza: serve vincere per l’aritmetica certezza di giocare gli ottavi. Se poi il successo fosse combinato a un ko del Chelsea contro l’Atletico Madrid, Di Francesco chiuderebbe addirittura il girone al primo posto. Pensieri che fanno dire all’allenatore che «il destino è nelle nostre mani e nei nostri piedi» . Forse inconsciamente s’augurerà però che il Chelsea riesca almeno a pareggiare, visto che un passo falso degli spagnoli qualificherebbe la Roma a prescindere dal punteggio dell’Olimpico. Di certo, uno scenario tanto roseo non se lo aspettava nessuno dopo i sorteggi del 24 agosto, ancora meno dopo il traumatico addio di Spalletti. Vederlo in testa non sorprende De Rossi: «Da noi ha fatto dei casini con Totti di cui abbiamo risentito, ma sostituirlo era difficile. Non impossibile, visto com’è partito Di Francesco». Ora, deve pure arrivare.










