
Da calciatore, di crisi ne ha vissute molte nei suoi 25 anni di Roma. Da dirigente è la prima volta: «Speravo non ci fossero queste difficoltà, ma in una stagione ci possono stare alti e bassi. Alla Roma questi problemi escono quasi sempre quando meno te lo aspetti, ma ci risolleveremo e faremo un grande finale di stagione. Come si risolve questa situazione? Con una medicina sola: andando avanti tutti insieme, con l’obiettivo comune di arrivare il più lontano possibile sia Champions League che in campionato, lasciando fuori le voci e rimanendo uniti tra giocatori, società e mister». Una ricetta che lui stesso non è riuscito a mettere in pratica nel suo ultimo anno da calciatore, rovinato dai pessimi rapporti con Luciano Spalletti: «È un capitolo chiuso e non ci voglio più entrare. Dell’allenatore di prima non parlo più».
Parla più volentieri, semmai, di volata Champions e lotta scudetto. “Il secondo tempo con lo Shakhtar mi ha sorpreso. Non lo immaginavo così brutto, ma abbiamo tutte le carte in regola per ribaltare la partita e conquistare la qualificazione. In campionato, il Milan può lottare per il quarto posto ma il derby spero lo vinca l’Inter. Per lo scudetto tifo Napoli, anche perché se vince la Juventus diventa monotono». Non sarà contento il suo amico Gigi Buffon, che ha cambiato idea e tornerà in Nazionale, nonostante un addio al calcio previsto per fine stagione: «È una decisione che spetta a lui, ci avrà pensato sicuramente. Se vuole proseguire, ben venga: è giusto che giocatori di questo calibro vadano avanti. A me mancano le cose semplici: mettere gli scarpini, giocare le partite, i rituali dello spogliatoio, le cene con i compagni di squadra. Tutto quello che è stata la mia vita in questi anni».










