
IL VERBO ATTESO Il mondo del calcio lo ha salutato e ieri, da Sarri a Mancini, fino al suo ex allenatore Garcia, hanno voluto ricordare come ora manchino solo le sue parole. E il verbo di Totti non c’è ancora, doveva arrivare la settimana scorsa ma poi non se l’è sentita, anche un po’ per orgoglio, di dare soddisfazione a chi vuole farlo smettere, e per forza, di giocare a pallone. Al Pala Tiziano, ieri sera, quando un cronista gli si è avvicinato chiedendogli conto del suo futuro, ha risposto: «Non c’è trippa per gatti…». Chissà se ce l’aveva con il cronista o con il pezzo di mondo che lo sta spingendo al ritiro dalla Roma? Non lo sapremo mai, si va ad interpretazioni. Il suo amico Maurizio Costanzo, ad esempio, è convinto che giocherà altrove. Totti poi, più seriamente, ha precisato che il momento di tirare fuori il sacco sta per arrivare. «Saprete tutto tra una ventina di giorni. Parlerò a fine campionato. Avete aspettato un anno, quindi, potete aspettare ancora ventitrè giorni…». Bisogna attendere il 28 maggio, ultima della Roma in casa contro il Genoa. Totti quella partita la giocherà, chissà se davvero sarà l’ultima per lui. Di sicuro sarà l’ultima con la maglia della Roma, visto che i dirigenti vecchi (Pallotta, Baldissoni e Massara) e nuovi (Monchi) lo hanno confermato anche di recente. Se sarà l’ultima da calciatore vuole dirlo lui. La Roma gli propone di fare il direttore tecnico, gli piacerà? Forse. Poi in questi giorni si definirà anche il futuro di Spalletti, che alla fine andrà via: e comunque se c’è uno non c’è l’altro e viceversa. Siamo alle teorie e a quanto annusato fino a ora. Poi, visto che ormai è stata legalizzata la bugia nelle dichiarazioni, tutto può cambiare.
LUCI A SAN SIRO Intanto oggi Totti si aggregherà alla squadra che domani dovrà affrontare il Milan del suo amico Montella a San Siro. Molti tifosi rossoneri andranno anche per salutare l’ultima del capitano della Roma. L’ultima comunque, anche se non dovesse scendere in campo nemmeno per gli ormai famosi (e tristi) 6 minuti. San Siro è il suo secondo stadio, quello in cui ha segnato di più (Olimpico a parte), 14 reti, dove ha ricevuto i maggiori attestati di stima, più di una standing ovation. San Siro è lo stadio dei ricordi, della doppietta al Milan in coppa Italia, all’Inter due anni fa, del pallonetto pazzesco a Julio Cesar, dei successi in Supercoppa e sempre in Coppa Italia. Lui alla Scala è sempre stato attore protagonista, il pubblico del Milan ha il palato fine e lo sa. Sa riconoscere il campione saprà salutarlo come merita. Standing ovation. Comunque.










