
SORPRESE – Il nodo è sempre quello, inutile fingere altrimenti, anche se non sembra davvero un nodo al quale il sì allo stadio possa restare impigliato. Ciò che accadrà, con ogni evidenza, è che nei prossimi giorni (Zingaretti parla di tre) i quattro pareri favorevoli raccolti dalla Regione Lazio si tradurranno presso la conferenza dei servizi nel nulla osta alla realizzazione dello stadio. E a quel punto ben poco di sorprendente potrà accadere, la questione del vincolo sulla tribuna del vecchio ippodromo di Tor di Valle verrà risolta attraverso le prescrizioni allegate al via libera o con accordi a latere, i proponenti potranno partire con l’accensione dei finanziamenti e con l’apertura dei cantieri (loro li prevedono funzionanti nella prossima primavera, in modo che l’impianto sia inaugurato in tempo per il 2020-21). La faccenda del ponte verrà eventualmente inserita in una successiva riunione tecnica, nel mesetto che servirà a stendere la convenzione urbanistica, cioè la formalizzazione degli accordi tra la Roma e gli enti amministrativi con i bandi europei per le opere pubbliche. Quel che serve è l’ok della conferenza dei servizi: oggi viene fissata la data della prossima e quasi certamente ultima seduta. Probabile sia giovedì, ma anche domani sarebbe una data accettabile dato che le convocazioni avvengono per posta certificata e hanno effetto immediato.
PROGETTI – Un monte di obblighi a carico della Roma e dei costruttori verrà messo a verbale. Per la gran parte si tratta di cose di poca rilevanza, una prescrizione riguardante la mobilità sembra richieda invece ulteriore e corposa documentazione che i proponenti si sono impegnati a presentare velocemente. Zingaretti tiene a puntualizzare: «Il primo progetto (quello varato dalla giunta Marino, ndr) era certamente superiore, ma ora dobbiamo ragionare su questo. E questo andava portato avanti o sarebbe stata una catastrofe». Per quanto deprimente, di fatto è un sì.









