
Il prossimo passo sarà realizzare che un gol si può festeggiare con lo stesso entusiasmo anche 3 minuti dopo che il pallone è entrato in porta: i tifosi della Spal lo sanno già. Certo ne possono nascere recuperi estremi: 7 minuti al Mazza, 10 a San Siro. E il rischio di partite infinite lascia perplessi tifosi e giocatori. In effetti il weekend di campionato è durato 23 minuti più della media delle giornate dello scorso anno. Ma statisticamente vuol dire appena 2 minuti in più a partita: insomma, per la maggior parte delle gare non cambierà granché. Anche se a fine anno il campionato potrebbe risultare più lungo di quasi 8 ore. Sul tempo perso, l’Ifab è al lavoro: dopo i Mondiali in Russia si tornerà a valutare il progetto del “tempo effettivo”. Le ipotesi allo studio sono tante: stoppare il cronometro ogni volta che il gioco si ferma, come nel basket, o un sistema simile al rugby che prevede il “semi-effettivo” con stop solo per soste lunghe. Il Var però ha già acquisito un primo risultato: sono crollate le lamentele dei giocatori. Un anno fa dopo 2 gare c’erano stati otto ammonito e un espulso in campo. Ora siamo a 4 “gialli”, la metà. «Spiegando la novità ai giocatori, tanti mi hanno detto: se l’arbitro controlla al video, ha un mezzo che io non ho: non posso continuare a protestare», raccontava Roberto Rosetti non più tardi di dieci giorni fa. Aggiungendo: «Va bene prendersi un minuto e mezzo per decidere, se si evita un errore». Lui e il designatore Rizzoli sono soddisfatti: un errore chiaro nelle 12 occasioni in cui il Var è intervenuto (il rigore al Genoa contro la Juve), più un altro paio di situazioni dubbie: lo sgambetto di Skriniar a Perotti, una trattenuta di Bonucci su Joao Pedro. Le discussioni non sono piaciute a Nicchi: «Fare la moviola alla moviola è da fuori di testa».










