
Ecco, la «potenza» di Francesco è proprio nella sua immagine, perché in tutto il mondo è ancora lui la Roma – come ha scritto anche la Curva Sud nel giorno dell’addio al calcio – e avere un uomo così in copertina non può che dare vantaggi. Ovunque: dai sorteggi Champions, in cui è stato il più cercato e fotografato, al pullman della squadra che arriva negli stadi dei rivali e lo vede scendere per primo, a qualsiasi tipo di «happening» nel mondo. All’inizio Totti aveva paura di essere utilizzato dalla Roma come una sorta di «gagliardetto» da piazzare qua e là, ma a forza di girare come ambasciatore del club sta scoprendo un gusto nuovo. Costacurta lo ha incrociato all’Olimpico durante Roma-Shakhtar e gli ha chiesto appuntamento per parlare di un futuro ruolo in Figc, ma Francesco non ha alcuna intenzione di spostarsi da Trigoria. Dove arriva la mattina, fa colazione vicino alla squadra, segue l’allenamento e resta fino a dopo pranzo confrontandosi con tutti: Monchi, ogni tanto, lo coinvolge nelle sue valutazioni, con il dg Baldissoni il rapporto è decollato da quando sono diventati «colleghi», con Pallotta le cose andranno meglio magari quando concluderà il corso di inglese che ha in mente di iniziare.
Il suo ufficio è sempre lì, pieno zeppo di maglie e ricordi, l’armadietto nello spogliatoio lo ha lasciato a Under ma è spesso in mezzo ai giocatori, vecchi e nuovi, che lo vedono arrivare alla fine di ogni partita e possono contare su di lui sulle questione pratiche. Di Francesco (che ieri ha ritrovato Defrel in gruppo e oggi rivedrà i nazionali: Manolas è ok) è un amico ed è rimasto tale, Totti è pronto a supportarlo senza mai invadere il suo campo. Ed è già stato utilissimo difendendolo pubblicamente dopo la sconfitta col Milan. Perché quando Francesco parla, tutti ascoltano.










