
Un’incredibile storia di calcio, di quelle che capitano raramente in piazze difficili come la Capitale, dove l’ansia del risultato, la pressione e tutto il resto vengono sempre prima rispetto alla crescita dei giovani. E qui entrano i meriti che Di Francesco ha voluto sottolineare da solo: “I giocatori non vanno solo comprati ma anche messi in campo” ha detto con un senso di rivalsa dopo aver battuto il Sassuolo, per difendersi in un momento delicato. Zaniolo è la ciambella riuscita col buco in mezzo a tanti, troppi flop e passerà alla storia come uno dei colpi migliori di Monchi, che ha scelto peró la via opposta rispetto all’allenatore per commentare l’acquisto. “Mentre facevamo la trattativa con l’Inter – ha spiegato Monchi a Sky – abbiamo chiesto due ragazzi: Radu e Zaniolo. Il portiere peró era già stato ceduto al Genoa, l’Inter non voleva vendere Zaniolo, mica sono scemi, ma volendo prendere Nainggolan era normale che bisognava cedere su qualcosa. L’affare in mancanza di Nicoló non sarebbe comunque saltato, non era un aut-aut. E non pensavo che Zaniolo sarebbe stato subito così determinante”. Onesto e felice, Monchi non ha voluto infierire sul collega nerazzurro Ausilio, che se l’è cavata con un auspicio: “Spero che tra qualche anno Zaniolo possa essere paragonato a Bonucci. Ossia lo abbiamo sacrificato per prendere Nainggolan e vincere qualcosa”.
Intanto il ragazzino nato a Massa da mamma romana e papà ex calciatore genovese si prepara a farlo a Roma nel migliore dei modi. Col Sassuolo il primo, splendido gol in Serie A “che sognavo e cercavo da tempo”: c’è riuscito al quindicesimo tiro scagliato in questo campionato, dove ha già accumulato 9 presenze più le 5 di Champions. È partito titolare in 8 partite e rispetto a Totti è stato più precoce per la convocazione in Nazionale strappata ancor prima di esordire in Serie A e nel debutto in Champions. Ma solo perché la Roma del giovane Totti non la giocava. Piano con i paragoni.










