
Predestinato lo sembra davvero. 19 anni, un carisma fuori dal comune, una personalità in campo degna di giocatori navigati. Già la prima rete aveva mostrato il carattere del ragazzo: davanti al portiere ha avuto la freddezza di fintare il tiro per due volte; prima per eludere l’intervento del difensore, poi per mettere a sedere il portiere e concludere in rete con un cucchiaio preciso. Se queste sono le premesse, chapeau.
Di Francesco come ovvio lo conferma titolare e Nicolò non sembra minimamente cedere a ogni tipo di pressione, con il passare delle settimane il centrocampista colleziona ottime prestazioni, va ancora in rete, sempre all’Olimpico contro Sassuolo, Torino e Milan. Zaniolo è insostituibile oltre che sempre più sorprendente anche per forza fisica e duttilità tattica che permette all’allenatore di poter decidere se schierarlo come mezz’ala, trequartista o esterno d’attacco.
Sempre in casa questa volta negli ottavi di finale di andata di Champions League contro contro il Porto la consacrazione vera e propria, la partita che gli cuce di diritto addosso la parola predestinato. Zaniolo decide la partita con una doppietta, propiziata da un monumentale Dzeko, che nel primo gol offre un assist delizioso che Nicolò addomestica e con un incrociato supera Casillas; nel secondo è rapido ad anticipare tutti dopo una conclusione ribattuta dal palo da parte del solito numero 9.
E’ il prototipo di giocatore del futuro, molto mobile nonostante il metro e novanta di altezza. I consigli di papà Igor sembrano aver aiutato molto il giovane Nicolò, per il quale i paragoni si sono sprecati, scomodando anche la storica bandiera giallorossa Francesco Totti. Per la famosa 10 ci sarà tempo, ora l’importante come sottolineato dallo stesso Nicolò è continuare in questa direzione lasciando parlare solamente il campo e il grande talento che la natura gli ha donato.










