
Non è nemmeno la prima volta che in città si vedono questi adesivi orribili che usano il celebre sorriso della ragazzina ebrea olandese, deportata dai nazisti e morta a Bergen Belsen, come veicolo di insulti. Nel 2013 apparirono per la prima volta nel rione Monti, poi in altre zone della Capitale. E ora è choc. Indaga la procura calcistica. Anche la Digos è stata incaricata dei primi accertamenti. «Questa non è una curva – si sfoga la presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello – questo non è calcio, questo non è sport. Fuori gli antisemiti dagli stadi». Si unisce la sindaca di Roma, Virginia Raggi: «Questo non è calcio, questo non è sport, ha ragione Dureghello». Scatta anche la reazione del governo. Dice il ministro dello Sport, Luca Lotti: «Quello che è accaduto ieri sera è gravissimo, non ci sono giustificazioni». E il senatore dem Andrea Marcucci: «Serve una repressione severa degli ultrà della Lazio, che hanno insozzato le curve dell’Olimpico. Mi auguro che il ministro Minniti intervenga».
Insorge anche Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana. Si profila una nuova bufera sulla Lazio e i laziali, insomma, non nuovi a exploit del genere. Resta indimenticabile quella volta che in un derby esposero il seguente striscione dedicato ai romanisti: «Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case». Ecco dunque che la società, già alle prese con la squalifica per due turni della Curva Nord in seguito a cori razzisti della tifoseria (e per questo motivo i laziali erano in Curva Sud), prova a limitare i danni: «La Lazio – dice il portavoce Arturo Diaconale – ha sempre condannato ogni forma di razzismo. Ci preoccupa che un numero minutissimo di sconsiderati può provocare danni d’immagine e materiali clamorosi a una società che sta facendo ogni massimo sforzo essere al passo coi tempi». Alle 12 di oggi il presidente Claudio Lotito andrà in sinagoga con i fiori in mano. Sarà pure «minutissimo» il numero degli antisemiti, ma certo è che gli ultras Irriducibili avevano appena intimato ai tifosi di smetterla con gli ululati «al fine di evitare pesanti sanzioni». Ed ecco esplodere il nuovo caso. A cui reagiscono così: «Quando parlate di noi sciacquatevi la bocca… siete il male della Lazio. Giornalisti terroristi». Per il resto, in tanti sono convinti che sia un complotto ordito dai romanisti.










