
Sono queste le principali novità del Protocollo d’intesa firmato ieri in Federcalcio. Un piano graduale, di durata triennale ma subito operativo: si parte già fra un paio di settimane con la prima giornata di Serie A che prevede un paio di partite calde (Verona-Napoli e Atalanta-Roma): il primo banco di prova per il nuovo corso. Diversi punti del piano sono ancora da verificare. I costi delle carte di fidelizzazione, che saranno a pagamento. Le “rivoluzionarie” discipline sul servizio degli steward e sull’impiantistica calcistica, ancora da scrivere. L’efficacia di questi “Supporter Liaison Office” (Slo), che in realtà secondo le norme Uefa esisterebbero già da 5 anni ma di cui in Italia quasi nessuno ha sentito parlare. L’obiettivo è arrivare entro il 2020 alla riduzione delle barriere.
Intanto il Gruppo di sicurezza dovrà continuare a valutare le partite a rischio su cui porre restrizioni: l’anno scorso erano state appena 302 su 2044 (il 14,7%) ma in un regime ferreo. Senza più lo scudo della tessera del tifoso l’Osservatorio continuerà a fidarsi o aumenteranno i casi? Già solo la firma del protocollo, però, è stato accolto dalle istituzioni come un successo. Contento il ministro dello Sport, Luca Lotti, che aveva già spinto per la rimozione delle barriere all’Olimpico, e ora permetterà l’ingresso in curva anche di megafoni e tamburi, strizzando l’occhio ai tifosi. Entusiasta Carlo Tavecchio, che può appuntarsi un’altra stelletta da presidente federale. Forse un po’meno convinti in Questura a Roma, dove pare che il provvedimento sia stato più che altro recepito. Nella Capitale il tifo fa ancora paura, nell’ultimo rapporto dell’Osservatorio il Lazio è la Regione con più Daspo. Forse, però, i tempi sono maturi per seppellire l’ascia di guerra e voltare pagina. Purché gli ultrà siano d’accordo.










