
Che emozione è entrare in una Hall of Fame? «Indescrivibile. Per me è stato già un enorme privilegio vestire la maglia della Roma. Vorrà sapere dei miei ricordi più belli: io le dico che ogni giorno con quella maglia addosso è stato speciale, perché rappresentava una responsabilità verso un popolo. A Roma sei parte di una comunità. E solo se la vivi la capisci fino in fondo».
Tre anni alla Roma, tra il 1983 e il 1986. Una Coppa Campioni e uno scudetto sfiorati, sempre in casa. «Ma abbiamo vinto due Coppe Italia. Poi purtroppo c’era Eriksson e sono dovuto andare via. Eppure una soddisfazione con quel simpaticone (non dice proprio così, ndr) me la sono tolta: nell’ultima partita, la finale con la Sampdoria, mi stuzzicò facendomi entrare per pochi minuti. Io segnai, salutando i tifosi con un giro di campo».
Torniamo a Roma-Liverpool. E al rigore non tirato di Falcao. «Io a questa storia non ho mai creduto. Per me Paulo Roberto avrebbe calciato il quinto. Ma con lui non ne ho mai parlato: troppo dolorosa quella partita».










