
Ricoverato da qualche giorno presso l’ospedale Sant’Eugenio, la memoria storica della Roma non ce l ‘ha fatta ed ora tiferà da lassù Arrivato nello staff giallorosso nel 1957, a ventisette anni, è rimasto per sempre. Ha visto passare giocatori e presidenti, ha gioito per due scudetti dei tre conquistati in tutta la sua storia dalla Roma (nel 1983 e nel 2001) e per qualche coppa, ha sofferto invece per le tante, troppe delusioni. Per lui la Roma era davvero una famiglia, dove ci si confronta tutti i giorni, dove si litiga e si fa pace, perché alla fine ci si vuole bene. Per tanti Giorgio è stato come un papa. Rossi arriva in prima squadra nel 1979, quando è alla Roma già da 22 anni. La sua ultima partita in panchina con la borsa compagna di lavoro È datata 5 maggio 2012, quando a 81 anni saluta e va in pensione.
In mezzo c’è tanta storia, molta passione, tanta umiltà. Sono in molti ora a spendere belle parole per quel signore un po’ scorbutico all’apparenza, ma dal cuore grande così tanto da organizzare ogni anno la «Befana giallorossa», portando nel reparto oncologico dell’ospedale Sant’Eugenio giocatori e regali. Regalare un sorriso a un bambino per lui valeva più di mille scudetti. «Amava tutti i giocatori della Roma come figli. Di lui ho solo ricordi bellissimi», dice Christian Panucci. «Per noi era veramente come un padre››, ricorda il portiere del secondo scudetto Franco Tancredi. Ieri a Bologna la squadra giallorossa è scesa in campo con il lutto al braccio e sugli spalti i suoi tifosi hanno affidato ad uno striscione l ‘ultimo saluto. «Giorgio Rossi uno di noi». I funerali si terranno oggi alle 15.30 presso la chiesa San Giovanni Bosco, nel quartiere Cinecitta.










