
DISTINZIONE – Di sicuro De Rossi, con la vena del collo gonfia che è un po’ il suo marchio di battaglia, ha tenuto il punto anche a freddo, in sala stampa, minimizzando l’episodio avvenuto in campo e schierandosi apertamente, come nessun altro aveva fatto finora, a favore dei gruppi della Curva Sud, da più di un anno ai margini dello Stadio Olimpico per la protesta sulle barriere. In questo modo ha chiarito il senso delle sue parole: io ammiro i tifosi della Roma, anzi sono uno di loro, ma non sopporto quando alcuni giocatori vengono presi di mira ingiustamente o comunque superficialmente.
IL CONTRATTO – Intanto, a notte fonda, De Rossi è tornato a parlare del futuro che è ancora tutto da scrivere: «Non ne parlo ora. Non è cambiato niente da agosto: per me non è un tabù ma non credo che serva in questo momento mettere l’accento sulla mia situazione personale». De Rossi ha il contratto in scadenza e si aspetta dai dirigenti una proposta concreta – rinnovo con spalmatura dell’attuale stipendio da 6,5 milioni netti – prima di valutare proposte esotiche. La grande partita di domenica, dopo la brutta serata con espulsione contro il Porto, può averne rinfocolato le ambizioni.










