
In ritiro è stato uno dei migliori diventando il “bomber” delle amichevoli estive, poi sono arrivate gioie (vedi Udinese o Samp) e dolori (vedi Porto e Torino). Per convincere (quasi) tutti serviva un gol pesante e una prestazione da leader. Contro l’Inter sono arrivate entrambe ed è arrivato anche un record: Dzeko è infatti l’attaccante nei 5 massimi campionati europei che ha calciato di più verso la porta avversaria (40 volte). A far sorridere Spalletti però più che i numeri è stato l’atteggiamento messo in campo dal numero nove. «C’è differenza tra questa e le altre partite di Edin. Ho iniziato a dirgliele pubblicamente le cose e ora qualcosa si vede. È un calciatore completo, gli manca solo un po’ di carattere, si è detto e possiamo dirlo perché non gli facciamo del male. Non è solo un’analisi momentanea perché ogni tanto abbassa il livello di cattiveria agonistica. Il resto della squadra è ancora al 60%, abbiamo ancora spazio per crescere» ha detto l’allenatore a Roma Radio. La rinascita di Dzeko passa anche dai metodi duri di Spalletti che ha scelto di mandarlo in campo senza dirgli nulla. «Guarda che giochi», gli aveva predetto Totti domenica mattina. «Non credo, nessuno mi ha messo in formazione», la replica di Edin.










