
DA PRESIDENTE del Coni Malagò si espone pubblicamente, senza reticenze, a favore dello stadio della Roma. Il Comitato Olimpico peraltro partecipa come consulente dell’Ammi – nistrazione statale alla conferenza dei servizi tramite uno dei suoi organi, il Cis (Comitato impianti sportivi). Il Cis, in sostanza, contribuisce alla formazione del parere positivo (con prescrizioni) da parte dello Stato sul progetto. Ma come ogni buona amicizia, anche quella tra Parnasi e Malagò è caratterizzata da atti di generosità in entrambe le direzioni. L’11 marzo 2018 i due s’incontrano al Circolo Canottieri Aniene. Malagò presenta a Parnasi tale Gregorio, fidanzato della figlia. Lo scopo, scrivono gli investigatori, è il seguente: “Trovare con l’imprenditore una possibile intesa professionale”. Cioè un lavoro per il ragazzo. Nella stessa conversazione Parnasi parla di “sbloccare Piazza d’Armi”, un passaggio legato allo stadio del Milan. Pochi giorni dopo, il 23 marzo, Gregorio viene effettivamente convocato nella sede di Eurnova per un colloquio di lavoro con l’imprenditore. La conversazione con Parnasi è cordiale e proficua, tanto che il costruttore lo presenta ai colleghi come “futuro collaboratore”. Si parla anche del fatto che l’uomo dovrebbe mantenere lo stesso “trattamento economico” del suo precedente impiego, quantificato in 4mila e 500 euro al mese.
Contattato dal Fatto, Malagò non ha voluto commentare queste circostanze. Il suo staff fa sapere che il presidente del Coni –che compare nell’elenco dei nominativi per i quali i pm avevano chiesto una proroga delle intercettazione telefoniche – “non è iscritto al registro degli indagati”.










