
«CONTROINFORMAZIONE» – Il 22 febbraio 2017, Parnasi commenta stizzito la dichiarazione appena fatta da Beppe Grillo: «Sì allo stadio, ma non a Tor di Valle». L’imprenditore scrive: «Abbiamo fatto il botto». Ma Lanzalone lo rassicura: «Lascia perdere Grillo… manteniamo la linea concordata». «Stasera vedo Giampaoletti – il dg del Comune, ndr – poi facciamo un po’ di controinformazione», dice l’imprenditore commentando un articolo che non gli è piaciuto. Più avanti, è a Boston e grazie a Lanzalone incontra Pallotta. «Sei stato un grande innesto», scrive all’amico. In cambio dei favori, oltre alle consulenze, Parnasi procura all’avvocato anche agganci che contano: «Se vuoi conoscere un po’ il mondo della Chiesa ti presenterei Monsignor Liberio Andreatta, rettore dell’Opera romana Pellegrinaggi». Lanzalone, però, è solo uno dei personaggi influenti che fanno parte della rete dell’imprenditore. D’altronde per il gruppo Parnasi fare favori e pagare in cambio di agevolazioni – almeno per l’accusa – era una prassi. «Che assessorato devo scegliere?», gli chiede Adriano Palozzi, ex vicepresidente del consiglio regionale, accusato di corruzione.
IL VINCOLO – È invece Luca Caporilli, uno dei collaboratori di Parnasi, a raccontare ai pm di altri legami e altre gentilezze illegali. Ricostruisce come il gruppo Eurnova decise di conferire un incarico – inutile – da 200mila euro a Paolo Desideri, datore di lavoro della figlia del Soprintendente Francesco Prosperetti. Quest’ultimo, in cambio, avrebbe proposto l’archiviazione del procedimento di apposizione del vincolo sull’ippodromo di Tor di Valle, che avrebbe bloccato il progetto. «Desideri venne nei nostri uffici e ci disse che il Soprintendente gli aveva detto che avremmo dovuto ricostruire parte delle tribune. Ci fece capire che avrebbe dovuto progettare lui la ricostruzione – spiega Caporilli – apparve chiaro che l’idea proveniva da Prosperetti… l’abbiamo vista come una cosa che dovevamo fare per venire incontro alle richieste della Soprintendenza, che abbiamo ritenuto di dovere soddisfare per non scontentare Prosperetti».










