
IN ITALIA – Provateci e non li troverete. Dzeko e Salah hanno fatto il vuoto come coppia gol, addirittura 5 reti più delle dirette inseguitrici. Dieci li ha segnati il bosniaco (capocannoniere del campionato insieme a Mauro Icardi), otto l’egiziano che viene dalla sua prima tripletta in Serie A, quella segnata domenica sera al Bologna. Alle loro spalle tre coppie ferme a quota 13: quelle della Lazio (Immobile 9 e Keita 4), dell’Inter (Icardi 10 e Perisic 3) e del Torino (Belotti 8 e Ljajic 5) . Nella grafica non li abbiamo evidenziati, lasciando spazio alle coppie tedesche di Borussia Dortmund e Colonia che a quota 13 sono arrivate in 10 giornate, dunque con una proiezione realizzativa migliore. In ogni caso, il 13 porterà pure fortuna, ma è cifra lontana dalla coppia giallorossa, che quest’anno come non mai riesce a completarsi: fisico e tecnico il centravanti bosniaco, velocissimo e pungente l’attaccante egiziano, che quando sprinta palla al piede è capace di superare i 30 chilometri orari. Un mix esplosivo, che Luciano Spalletti si gode come probabilmente mai avrebbe immaginato ad inizio stagione. Già, perché se si ripensa ai giorni del ritiro estivo di Pinzolo di lavoro ne è stato fatto eccome. Soprattutto sulla testa di Dzeko, ma anche sulla posizione di Salah, più vicino alla porta e meno difensore della scorsa stagione, meno esterno a coprire il terzino avversario. La coppia dorata è nata proprio così: studiata a tavolino e verificata poi sul campo.
IN EUROPA – E allora oggi Dzeko e Salah più di tutti, diventati maggiorenni due sere fa. Quel 18 vale un passaporto che nessun altro, in Europa, al momento può prendere. Messi e Suarez, l’eccellenza riconosciuta dalla Playstation in su, si fermano a 16: ripassare più avanti, please. Ripassare forse mai, giusto quando Salah – il quarto africano della Serie A ad aver firmato una tripletta dopo M’Boma, Weah e Boateng – sarà un attaccante dell’Egitto e non della Roma, gennaio, Coppa d’Africa e questi discorsi qui. Nell’attesa val la pena godersi l’evoluzione della specie, quel calciatore che la sera di Roma-Inter – un mese fa, una sosta fa, non un’era fa – Spalletti criticava (o forse stimolava?) urbi et orbi per i troppi gol sbagliati. L’evoluzione che fa rima con Edin Dzeko, che ora prende solo applausi anche quando non segna: il bosniaco è diventato giocatore totale nella Roma di Spalletti, arma tattica per spedire in porta, lui con il suo destro, Salah in contropiede. Edin e Momo si completano, così diversi così decisivi così complementari. Un «9» e un «11», numeri da vecchio calcio, quando la prima punta e la seconda punta le riconoscevi dalla maglia. Di sicuro, in quel perenne laboratorio tattico di Spalletti, questo è uno degli esperimenti più riusciti. Ma occhio al prossimo: basta esterni «a piedi invertiti», ognuno sulla propria fascia, il destro a destra e il mancino a sinistra. «E vi faccio vedere io quanti gol segna Dzeko». Ancora di più?










