
In trasferta il male è minore, lontano dall’Olimpico i tifosi non fanno mai mancare il loro sostegno. A Marassi, dove la Roma ha vinto 8 degli ultimi 9 incontri, saranno in 1.500 nel settore ospiti. Con un successo i giallorossi andrebbero a -1 dalla vetta, aspettando la risposta dei bianconeri (che hanno però una partita da recuperare) in serata allo Stadium con il Bologna. «Qui c’è tutto per vincere», ha giurato Spalletti qualche giorno fa, ma a Torino c’è l’abitudine a farlo e non è che gli dispiacerebbe allenare un club così: «In futuro mi siederei sulla panchina della Juve, così come su quella di Milan, Fiorentina o Inter. E’ il mio lavoro, sono un professionista e andrei da tutte le parti». Sorpreso dalla domanda, ha scelto una risposta poco Capelliana. Nel futuro prossimo di Spalletti, però, c’è ancora la Roma e la firma sul rinnovo è attesa a marzo, risultati permettendo: «Dipendiamo da quelli. Se non vinco è giusto che io venga sostituito». Pallotta non ha intenzione di cambiare, a un anno di distanza dall’incontro a Miami è sempre convinto di aver fatto la scelta migliore: «Al presidente – dice Spalletti – non ho mai chiesto nulla. Non mi piaceva l’andazzo della Roma in quel periodo, i modi di fare dei giocatori forti nelle partite mi dispiacevano e sono tornato per ricostruire il loro valore. Non ho da chiedere niente nemmeno ora, la squadra ha consolidato la sua forza. Ma per continuare a meritare questa società si deve vincere, dobbiamo dare il massimo per raggiungere il massimo obiettivo».
Spalletti ha studiato il Genoa nelle gare contro le big del campionato, in cui i rossoblu «hanno mostrato di essere forti soprattutto nell’impatto fisico, di battaglia. È la maggior insidia, assieme al calore dei tifosi». Che mancherebbe in caso di un Boxing Day all’italiana, perché «non ci sono gli stadi per fare come in Inghilterra. Non è una questione di calendari: facciamo gli stadi, in primis quello della Roma». A Marassi ci sarà Totti, in panchina, dopo aver superato l’infiammazione tendinea, e nell’attacco orfano di Salah trovano conferma Perotti e Nainggolan dietro Dzeko. Il modulo è quello di fine 2016, con Rudiger, il recuperato Manolas (in dubbio fino all’ultimo, ma dovrebbe farcela) e Fazio a tenere le redini della difesa, Peres-Emerson esterni di centrocampo. Si rivede Paredes, Vermaelen è di nuovo out, ma punta a rientrare a Udine.










