«Attaccanti? Mi aspettavo più supporto a giugno e luglio, ora è più difficile». «Non ha mai voluto parlare con noi, non voleva venire, non era interessato». «Raspadori? Aspettiamo una sua risposta domani». E ancora: «Se l’obiettivo è quello di valorizzare dei ragazzi, va benissimo, basta che sia tutto chiaro, facciamo giocare anche i sedicenni e anche i Primavera, non è un problema». La prima e l’ultima sono di Gasperini, nel post Roma-Torino. La seconda è di Ranieri, poco prima del match di Coppa Italia. La terza è di Massara nel pre gara di Roma-Sassuolo.
Il problema è la comunicazione interna a Trigoria. Perché l’impressione è che spesso e volentieri al tecnico vengano dette e garantite delle cose che poi, per un motivo che può essere deputato al caso, alla sfortuna, fate vobis, non si verificano. Tuttavia sembra anche troppo semplice prendersela sempre e comunque con Massara. Che ricordiamolo, ai più distratti, era e rimane un dipendente del club. Ergo, si muove sulle linee guida che gli vengono indicate dalla proprietà. E forse, dopo aver speso così tanto nei loro anni romani, i Friedkin sono più propensi a tare almeno un investimento sui due programmati a gennaio su un ragazzino come Vaz piuttosto che dirottarli entrambi su ventisei e ventisettenni. Chiarezza, forse, è la parola magica che manca.
Uno scenario che con altri protagonisti abbiamo già vissuto tempo fa, sempre a Trigoria, quando i primi attori erano due portoghesi che, davanti alle televisioni o in sala stampa facevano finta di essere amiconi e poi dietro se ne dicevano cosi tante che basterebbe il commiato dello Special all’ex ds per chiarire come era realmente la situazione. Tocca a Ranieri fare un passo in avanti. Almeno fino a quando la Roma non si regalerà un direttore generale e/o un amministratore delegato. Figura, questa, che per la cronaca manca dall’addio della dottoressa Souloukou. Calendario alla mano, 480 giorni fa.
FONTE: Il Messaggero











