
Joey e James si conoscono, non sono amici, hanno approcci diversi (industriale il primo, uomo della finanza l’altro), ma una visione comune. E la parola chiave è una: stadio. Di proprietà, a Roma. Del Comune, ma con una lunga gestione privata, a Bologna. Progetti che però hanno subito rallentamenti scontrandosi con le burocrazie locali. La storia romana s’è intrecciata alla vicenda giudiziaria di Parnasi, l’uomo a cui Pallotta aveva stretto la mano per realizzare il nuovo Colosseo: lui ci avrebbe messo il progetto, l’imprenditore oggi ai domiciliari i terreni. Ma l’iter è in bilico, tra l’obbligo di trovare acquirenti “vergini” per quell’area ( ci sono offerte straniere) e il rischio per la sindaca 5S di trasformare il via libera in un boomerang politico.
Anche a Bologna hanno dovuto rivedere le proprie idee: il sindaco Merola ( Pd) era contrario alla realizzazione della Città della Moda, con cui Saputo e il braccio destro Fenucci (fu anche ad della Roma americana) avevano intenzione di finanziare la ristrutturazione del Dall’Ara. E ha proposto una variazione d’indirizzo strategico: un contributo pubblico del Comune coprirà la cifra che il club avrebbe ricavato con quel progetto, seguendo una possibilità offerta dalla Legge stadi: è il modello più usato all’estero, in Italia sarà il primo intervento pubblico-privato. Il via dopo Euro 2020, in 2 anni si potrebbe arrivare a dama ma il club valuta l’idea di una ristrutturazione in 3 fasi: servirebbe più tempo ma la squadra potrebbe continuare a giocare nello stadio, senza traslocare.
Nell’attesa, i risultati latitano. Pallotta è sotto accusa e bersagliato di cori: i tifosi vorrebbero trofei, la Roma s’è accontentata di piazzamenti Champions utili a far impennare i ricavi. Da quest’anno beneficerà di sponsorizzazioni sensibili ma fino a ora per sopperire allo squilibrio gestionale (oltre 200 milioni i costi annuali), ha venduto calciatori: 680 milioni in 7 anni, spendendone 691. Pallotta ha ricapitalizzato con due tranche da 100 milioni, non proprio briciole. Saputo ne ha versati 100, altri 31 ne metterà e il Bologna viaggia verso il pareggio di bilancio (chiuderà a -5 milioni) dopo aver ridotto progressivamente il rosso. Ma anche i risultati: 14°, poi 15°, infine 16°. Ora, 1 solo punto in 4 gare. E Inzaghi trema.










