
Una scalata al potere, dunque, quella di Lanzalone. Che comincia ben lontano, e si sviluppa su due direttrici: da una parte l’avvocato offre le sue competenze nelle amministrazioni pentastellate (prima Livorno e poi Roma) e dall’altra prova ad avvicinare i pezzi da novanta del movimento. È lui a chiedere all’ex assessore alle partecipate del Campidoglio Massimo Colomban di conoscere Beppe Grillo: «Lanzalone e Giampaoletti (direttore generale Campidoglio ndr) mi avevano espresso il desiderio di conoscerlo — mette a verbale Colomban davanti ai carabinieri del nucleo investigativo lo scorso 26 giugno — io ho chiesto a Grillo se lui era disponibile ad incontrarli. Quella sera a cena, il 20 marzo 2017, oltre a me, Grillo, Lanzalone, c’erano anche altre persone al tavolo, tra cui parlamentari M5s, nonché Paolo Simioni». Quanto alle sue abilità professionali, lo stesso ex assessore non ne fa mistero: «Fu lui direttamente, o attraverso la sindaca, a proporre un concordato in continuità per Atac che io reputavo l’ultima scelta praticabile”, spiega Colomban. «Io suggerii alla sindaca di ricercare un partner con risorse finanziarie e manageriali in grado di ristrutturare l’Atac. Proposi Ferrovie dello Stato”. La storia andò in modo diverso. Gli spunti di Lanzalone, tra l’altro, non si sono limitati alla municipalizzata dei trasporti: «Ricordo la gara a “doppio oggetto” per la società Multiservizi — continua l’ex assessore — Lanzalone la propose in relazione alla messa a bando della società che doveva andare sul mercato. Ci furono svariate riunioni con esponenti dell’avvocatura e Giampaoletti. Vi erano perplessità sulla proposta. Poi, che a me risulti, la gara è stata sospesa per ricorsi amministrativi».










