
Edin è sempre caruccio e pettinato, quasi elegante, e uno così – si sostiene – non può avere l’istinto, la cattiveria del killer d’area. Poi, però, lo vedi giocare e ti accorgi di quanto sia utile alla (nuova) Roma di Spalletti che, nel campionato passato, spesso e volentieri l’ha spedito in panchina ma che, adesso, non se ne priva mai. Al punto di far uscire Perotti e non lui a Oporto con la Roma in inferiorità numerica, oppure togliendo El Shaarawy e non lui, come accaduto ieri, per far posto allo stesso Perotti per cambiare la partita. Qui, è bene chiarirlo, non si sta parlando della reincarnazione di Batistuta e nemmeno del nuovo Pruzzo: Dzeko non è e non sarà mai come quei due, però non può essere neppure quello che se non segna è sempre colpa sua e mai bravura del portiere.










