
Aver conquistato solo 2 punti tra Cagliari, Torino, Empoli e Atalanta (al di là del valore attuale del gruppo di Gasperini) testimonia l’incapacità della Roma di poter/saper recitare un ruolo di primo piano in campionato. Perché ormai è chiaro che non conta più avere il miglior attacco del torneo, ma il saper gestire i gol e le partite. A Bergamo, ancora una volta, la Roma è riuscita a passare in vantaggio ma nessuno ha mai creduto che i giallorossi potessero portare a casa i tre punti grazie al gol di Perotti. Impossibile, lo dicono i numeri, vincere con il minimo scarto e con un solo gol all’attivo: la Roma del miglior attacco, andate a controllare, non c’è mai riuscita. Lontano da casa, ad esempio, 10 reti all’attivo (contro le 20 dell’Olimpico, e con una gara di meno) e altrettante al passivo (4 quelle beccate a Roma): segno che esistono due Roma all’interno della stessa Roma. Con un (doppio) elemento in comune: la capacità di far gol (quasi) a tutti e anche quella di beccare gol (quasi) da tutti. Senza tralasciare, per carità, la povertà caratteriale dell’intera squadra, che si mette paura al primo sbadiglio, non urlo, dell’avversario. E di questo passo, lassù nelle zone alte della classifica, non si va da nessuna parte. E lassù i pretendenti al podio Champions sono sempre di più e sempre più accreditati. Oltre che sempre più vicini.










